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giovedì, 21 agosto 2008

Avril Lavigne: per integralisti religiosi a rischio concerto

Troppo sexy per come si muove sul palco e per come si veste. Insomma non sarebbe la star adatta ad esibirsi in un paese a maggioranza islamica come la Malaysia. Stiamo parlando Avril Lavigne che dovrebbe tenere appunto un concerto nella capitale Kuala Lumpur il prossimo 29 agosto. Ma gli integralisti non la vorrebbero.

E' sempre difficile conciliare alcuni tipi di religioni con i costumi e gli approcci di alcune pop star, che a volte lasciano a bocca aperta persino i più disinibiti. Stavolta stiamo parlando di Avril Lavigne che dovrebbe tenere un concerto a Kuala Lumpur, la capitale della Malaysia il prossimo 29 agosto.

A creare qualche problemino alla giovane cantante canadese è l’ala radicale giovanile del Pan-Malaysian Islamic Party, partito musulmano integralista, che non vede di buon occhio l'esibizione nel paese perché sostiene che la cantante “promuove valori sbagliati”, oltretutto nei giorni della celebrazione della festa di indipendenza della nazione, che cade il 31 agosto.

Avril offenderebbe dunque il comune senso del pudore, almeno per come è inteso dai componenti del partito integralista. Ma anche se la canadese non si è mai lasciata andare a spettacoli scandalosi, il fatto che sia bella e sexy non è un mistero. E se ne sono accorti pure in Malaysia.

“È troppo sensuale per noi, e non è un bello spettacolo per i giovani”, sostiene uno degli esponenti del Pan-Malaysian Islamic Party. Per altro lo show attende ancora l'autorizzazione che dovrebbe arrivare a ore, oppure potrebbe arrivare un diniego con le giustificazioni del caso.

Un portavoce del comitato organizzatore nega però che vi siano elementi negativi o promozione di valori sbagliati in nessuna delle esibizioni della Lavigne. Nel caso di autorizzazione del concerto anche Avril dovrà comunque rispettare le regole “classiche” della legge islamica: indossare abiti conformi alla tradizione islamica, non offendere la “morale pubblica” e non incentivare l'uso di droghe.

Per quanto concerne l'abbigliamento gli artisti devono coprirsi dal collo alle ginocchia e durante l’esibizione sul palcoscenico non posso saltare, urlare o baciarsi. Certo, a ben vedere, l'effetto coreografico di Avril verrà senz'altro meno, lei che ama muoversi e urlare sul palco... insomma se vorrà esibirsi a Kuala Lumpur, Avril Lavigne dovrà presentarsi sul palco in versione “brava ragazza”.... ci riuscirà? (fonte: rumors.it)

postato da: giuser alle ore agosto 21, 2008 09:10 | link | commenti
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Canicattì, 7 mila romeni chiedono luogo culto ortodosso

Sino a qualche anno fa gli immigrati a Canicattì erano prevalentemente di nazionalità tunisina e marocchina, quindi di religione musulmana. Oggi, invece, i dati parlano di una massiccia presenza: sono circa 7mila le persone provenienti in maggior parte dalla Romania.

Per questo motivo nell'ultimo periodo è nata l'esigenza che anche Canicattì possa avere un luogo di culto dove poter praticare la religione ortodossa. Attualmente, infatti, gli ortodossi si servono della chiesa che si trova all'interno della stazione ferroviaria della città. La scelta, secondo indiscrezioni, sarebbe ricaduta sull'antica chiesa di San Nicola recentemente restaurata e che si trova nel quartiere di San Domenico nel cuore del centro storico cittadino.

"E' arrivato il tempo in cui gli ortodossi che vivono a Canicattì – ha detto uno dei tanti cittadini di nazionalità romena – abbiano un luogo in cui celebrare il proprio rito, che è diverso da quello cristiano. Fino ad oggi abbiamo utilizzato la chiesa della stazione ferroviaria, che ci permette di battezzare, unire in matrimonio e di svolgere ogni nostro rito, ma i tempi adesso sono maturi per avere un luogo di culto tutto nostro". (di Carmelo Vella - Fonte: agrigentonotizie)

postato da: giuser alle ore agosto 21, 2008 09:03 | link | commenti
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PRESIDENZIALI USA/ McCain e Obama, la religione può decidere la sfida

I due candidati alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti si sono “confessati” presso il noto predicatore evangelico Rick Warren. Così appare da molti dei commenti all'evento, concentrati sull'ammissione da parte dei due di errori commessi nel passato: il fallimento del primo matrimonio per McCain e l'uso di droga e alcol per Obama. Queste due “confessioni” sottendono due aspetti, di cui il primo è il presentarsi sinceramente agli elettori, con i propri pregi e difetti, come tutti i comuni mortali. Questo dovrebbe piacere agli americani, più propensi a perdonare gli errori che non il fatto di averli nascosti. E qui vi è il secondo aspetto, cioè riconoscere il fatto prima che venisse usato come arma elettorale dall'antagonista, tanto più importante alla vigilia dello scontro finale.

È stato anche sottolineato il loro abbraccio, che ha sostituito la protocollare stretta di mano, e che ha fatto parlare di una stima reciproca tra i due, componenti impossibili di un ticket di sogno. In effetti, finora i toni accesi e i colpi bassi sono stati apparentemente più tra i candidati democratici, ma dopo le convention dei due partiti ci si può attendere una recrudescenza del confronto tra McCain e Obama. Tuttavia, è probabilmente passato il segnale che tra i due non vi è un fossato e, a meno di forti differenziazioni nelle prossime fasi di campagna, questo potrebbe portare ad una diminuzione di interesse per le elezioni, con un ritorno a livelli bassi di affluenza.

Sotto questo profilo, è interessante che il confronto sia avvenuto in un’importante chiesa evangelica e sia stato diretto da un predicatore evangelico i cui libri si vendono a decine di milioni di copie. Gli elettori della cosiddetta Bible Belt, gli stati dove le confessioni evangeliche sono molto diffuse, sono stati tra gli artefici della vittoria di Bush nel 2004 e il loro apporto ha anche aumentato l'affluenza al voto, la più elevata dalle elezioni del 1968, pur fermandosi a neppure il 57%. Si è trattato quindi, per entrambi i candidati, di un appuntamento fondamentale e, in certo senso, di un test dei loro atteggiamenti nei confronti della religione e di alcuni valori di fondo. Circa il primo punto, McCain, pur dichiarando la sua appartenenza alla Chiesa battista, ne aveva fatto finora un uso più “ laico”, diremmo noi, rispetto a Bush, mentre Obama deve ripetutamente difendersi dall'accusa di essere un “cripto islamico”. Apparentemente hanno entrambi superato bene il test, mentre Obama ha avuto qualche problema, a differenza del candidato repubblicano, sulle questioni aborto e gay: al di là delle proprie opinioni personali, su questi temi Obama deve essere molto cauto, dato l'atteggiamento favorevole della maggioranza del suo partito. Al contrario, molte Chiese, a partire da quella cattolica, rimangono nettamente contrarie ad aborto e matrimonio tra omosessuali. Si veda quanto scrive Alberto Simoni sui cattolici, possibili candidati democratici alla vicepresidenza, osteggiati dalla gerarchia per il loro appoggio all'aborto, come fu d'altro canto per Kerry contro Bush.

Un settore nel quale Obama sembra subire McCain è la politica estera ed è stato fatto notare come, paradossalmente, il democratico nella crisi georgiana sia più vicino alle posizioni di Bush di quanto lo sia il repubblicano. McCain ha infatti preso posizioni molto dure contro la Russia, allineate a quelle di Dick Cheney piuttosto che alla posizione più cauta, almeno inizialmente di Bush; questo, probabilmente, anche per restare in linea con il suo passato di combattente contro i comunisti, di cui fu prigioniero in Vietnam. A dire il vero, fin dall'inizio della sua candidatura McCain ha mostrato la volontà di distinguersi dalla politica di Bush, pur non attaccandolo direttamente. A mio parere, le differenze sono più sulle modalità di conduzione della politica estera, piuttosto che sui contenuti, e McCain vuole soprattutto prendere le distanze da una serie di innegabili errori di valutazione e di conduzione delle azioni intraprese da parte dell'attuale amministrazione.

Come Hillary Clinton, che votò a suo tempo per la guerra a Saddam Hussein, e Bill Clinton, che continuò a difendere con aerei e cannoni il nord curdo e il sud sciita contro lo stesso Hussein, McCain non è un pacifista all'europea e nel suo programma, come in quello della Clinton, è ben chiaro il ruolo di guida nel consesso mondiale che attribuisce agli Stati Uniti, anche con l'uso delle armi dove necessario. Tuttavia, pensa che questo ruolo debba essere condiviso anche dagli altri e non apparire solo una difesa dei propri interessi, ritenuti comunque essenziali, ma da proporre e non imporre nella luce di un interesse più generale.

Le posizioni di Obama sembrano per ora più sfumate, meno calate nel concreto dei problemi, ma ancora a livello dell'enunciazione di principi generali, e forse per questo piace tanto alla nostra sinistra.

(Augusto Lodolini) - sussidiario.net

postato da: giuser alle ore agosto 21, 2008 08:59 | link | commenti
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Templari. 'Osservatore romano': "Processo per mettere mani su patrimonio"

(Apcom) - I templari, l'ordine religioso-militare più potente del medioevo, sciolto da Papa Clemente V dopo che il re di Francia Filippo IV il Bello li aveva accusati di eresia, non erano affatto eretici. E' quanto emerge dall'Archivio Segreto Vaticano.

"Grazie a fortunati ritrovamenti di atti originali conservati presso l'Archivio Segreto Vaticano oggi - riferisce l''Osservatore romano' - sappiamo che la disciplina primitiva del Tempio, il suo spirito autentico, nel tempo si erano corrotti entrando in decadenza e lasciando aperta la porta alla diffusione del malcostume; ma i Templari non erano affatto diventati eretici in massa e il processo fu essenzialmente un mezzo per mettere le mani sul loro patrimonio, come del resto disse chiaramente Dante Alighieri nel canto XX del Purgatorio".

"Accade che gli appassionati, a volte persino gli storici di mestiere, subiscano il fascino della leggenda templare dimenticando di guardare con attenzione i documenti, quelli che contengono la verità", denuncia il quotidiano della Santa Sede, che ripropone un esempio di quei documenti: il testo di una preghiera "bellissima, commovente", che alcuni Templari composero durante i lunghi anni di prigionia nelle carceri di Filippo il Bello. "Fu letta durante il processo, ma gli storici non l'hanno mai valorizzata forse perché essi stessi sono incuriositi soprattutto dagli aspetti misteriosi, diciamo pure oscuri della vicenda". Secondo l''Osservatore romano', invece, "non c'è da stupirsi se poco più tardi, nel Concilio di Vienna del 1312, Papa Clemente V farà mettere agli atti che i Templari non erano eretici; e anche se costretto a chiudere l'ordine per evitare che Filippo il Bello aprisse uno scisma in seno alla Chiesa cattolica, chiarì espressamente che l'ordine del Tempio non poteva essere condannato".

postato da: giuser alle ore agosto 21, 2008 08:56 | link | commenti
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Un prete contro gli strozzini

La consegna del denaro da parte delle vittime alla banda di strozzini arrestata in primavera è avvenuta - nel caso più importante - in un luogo al di sopra di ogni sospetto: la sede Caritas di via Mistrangelo, in centro a Savona. E a consegnare e contare i soldi - 30 mila euro - che due coniugi ex titolari di un tabacchino di Vado hanno dato a Domenico Prostamo, noto pregiudicato ancora oggi in carcere, è stato addirittura un sacerdote conosciutissimo a Savona e riferimento per tanti giovani: don Giovanni Ghilardi, salesiano, origini toscane, un sacerdote di strada dai modi schietti e decisi, un uomo impegnato da decenni nel sociale, a difesa dei più deboli.

Incredibile eppure è andata proprio così. Il nome di don Ghilardi compare nelle carte degli interrogatori degli ultimi giorni da parte della Guardia di Finanza e qualche imbarazzo inevitabilmente lo ha creato visto che diversi testimoni dell’inchiesta lo hanno citato come mediatore della più importante consegna di denaro tra vittime e usuraio.

«È stato don Ghilardi ad accoglierci nei locali della Caritas - ha detto agli inquirenti un testimone chiave - lui era incaricato di occuparsi materialmente della consegna del denaro. Nell’ufficio di via Mistrangelo sono entrati lui, il Prostamo e la coppia di coniugi debitori. Poi sono usciti con la ricevuta di pagamento».

Dentro quell’ufficio il sacerdote avrebbe contato una per una le banconote consegnate a Prostamo, appunto per 30 mila euro, e alla fine pare sia persino riuscito a far ottenere alla vittima uno sconto di 500 euro. Sempre il sacerdote ha poi fatto firmare all’usuraio una ricevuta con la speranza di chiudere il contenzioso.

A carico del sacerdote - è doveroso chiarirlo - penalmente non c’è nulla. Nell’indagine c’è finito marginalmente e gli inquirenti non hanno neppure valutato di contestargli responsabilità. Il problema è però di opportunità: avrebbe potuto denunciare il caso alle forze dell’ordine invece che consegnare il denaro sapendo dello strozzinaggio che durava da tempo.

«È vero, ho fatto tutto questo, ma tornassi indietro non lo rifarei - replica don Ghilardi - La persona che ha ricevuto il denaro aveva detto che si riteneva soddisfatta invece poi ha continuato a richiedere altri soldi ed è successo quello che è successo. Io sono stato interpellato solo perché conoscevo la persona che lavora per la fondazione antiusura che aveva dato assistenza economica alla vittima. Mi avevano chiesto se potevo fungere da mediatore tra la vittima e il richiedente e ho accettato pensando che avrei potuto risolvere il loro problema, non certo favorire l’usuraio. Ripeto, visto com’è finita, non lo rifarei, ma all’epoca mi sembrava la soluzione migliore. Adesso chiamerei direttamente i carabinieri e denuncerei l’usura».

«La sede della Caritas - riprende il sacerdote - l’ho scelta io pensando che fosse un posto sicuro dove far incontrare vittime e usuraio. Siamo rimasti pochi minuti in quell’ufficio e poi siamo andati via. Io non conoscevo affatto la persona cui sono stati consegnati i soldi né l’ho mai più vista. È stata un’esperienza pesante anche per il sottoscritto».

Sull’uso della sede della Caritas, però, il direttore don Adolfo Macchioli ieri è caduto dalle nuvole.

«Una mediazione con gli usurai nei nostri uffici? Tenderei ad escludere sia successo - ha replicato - Siete sicuri si siano visti in via Mistrangelo? Qualche volta concediamo i nostri uffici ai sacerdoti ma onestamente non per queste cose. Forse don Ghilardi avrà incontrato qualcuno in difficoltà ma non penso un usuraio e le sue vittime né tantomeno penso possa aver contato e consegnato del denaro. In ogni caso tengo a chiarire che la Caritas, con questa vicenda, non c’entra in alcun modo: noi aiutiamo i senzatetto, gli indigenti, non facciamo i mediatori». (di Dario Freccero in ilsecoloXIX)

postato da: giuser alle ore agosto 21, 2008 08:54 | link | commenti
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